VAGLIATURA DEL BALLAST RECOVERY FERROVIARIO
Le linee ferroviarie vengono mantenute in perfetta efficienza grazie una accurata manutenzione che ripristini le caratteristiche di compattezza ed elasticità del ballast.
Periodicamente il ballast viene ripristinato con l’utilizzo di un vaglio installato su un apposito vagone ferroviario.
L'efficienza di vagliatura, la robustezza e l'affidabilità sono il frutto di anni di esperienza e collaborazione con aziende specializzate in questo settore.
Negli spazi vincolanti del carro ferroviario, siamo riusciti a inserire questo tipo di vaglio senza limitare le prestazioni della linea e raggiungendo portate che superano i 900 m3/h.
Da 6.6 Rimozione e smaltimento/bonifica di ballast - Issuu
Prima di effettuare le operazioni di livellamento, allineamento e rincalzatura, la massicciata viene rimossa a partire dalle estremità delle traverse (sguarnitura) per valutare lo stato delle traverse scoperte e provvedere alla sostituzione di quelle deteriorate e degli elementi in cui si osservano allargamenti dei fori delle caviglie che fissano gli organi di attacco alle traverse. A tale fase propedeutica seguono le azioni di manutenzione e ripristino della piena funzionalità. La rincalzatura è un trattamento superficiale della massicciata limitato alle zone di appoggio del binario in corrispondenza delle rotaie attuato per migliorare la risposta elastica della massicciata. Può essere effettuato per compressione con masse battenti, per vibrazione con attrezzi oscillanti, per vibro-compressione con macchine rincalzatrici che, muovendosi lungo il binario, effettuano contemporaneamente un movimento di stringimento e un’azione di vibrazione e sollevano il pietrisco all’altezza adeguata. Il livellamento consiste nel ristabilire il corretto livello del binario, sia in senso longitudinale, sia trasversale, attraverso l’impiego di macchine livellatrici o macchine rincalzatrici. Al termine dei lavori la sagoma della massicciata viene ripristinata. La riguarnitura consiste nella risistemazione del pietrisco rimosso e nell’integrazione con altro di nuova fornitura. La profilatura consiste nella modellazione della sagoma trasversale della piattaforma con macchina profilatrice dotata di vomeri laterali e frontali in grado di spostare e modellare il ballast ferroviario. Il risanamento è un’operazione per ripristinare le caratteristiche di compattezza ed elasticità del ballast. Esso consiste nella vagliatura ed asportazione parziale o totale del pietrisco. Queste due tipologie di azioni prevedono il setacciamento e l’aggiunta di nuovo ballast, nonché l’asportazione del materiale terroso e del pietrisco di dimensioni non adeguate. Il risanamento prevede, inoltre, uno scavo iniziale per il posizionamento della macchina e l’inserimento della catena asportatrice. Il pietrisco scartato dalla catena viene trasportato su carri tramoggia mediante nastri trasportatori. La macchina risanatrice è un convoglio composto da: •locomotori, uno in testa e uno in coda; •vagone cisterna contenente acqua per l’abbattimento delle polveri; •vagone container per pezzi di ricambio e utensileria, olio motore, olio idraulico, olio del cambio e antigelo; •vagone raccoglitori del pietrisco scartato dalla risanatrice durante il lavoro con nastri trasportatori; •vagone della macchina risanatrice/vagliatrice; •vagoni trasportatori di pietrisco nuovo; •vagone con profilatrice e rincalzatrice.
L’asportazione è un’operazione che, finalizzata alla rimozione del ballast contaminato, impiega escavatori di dimensioni variabili in funzione della tipologia di binario, di ambiente e della quantità di materiale da asportare. Agli escavatori sono abbinati vagoni o camion con cassone ricopribile per il trasporto di ballast usato e da smaltire come rifiuto. La rimozione degli elementi del binario può comportare un risollevamento della polvere presente all’interno del pietrisco; la modalità dell’operazione, la provenienza del ballast da trattare e la presenza di personale a terra per operazioni manuali non automatizzate, determinano l’entità dell’aerodispersione.
In sintesi, la manutenzione o il rifacimento del ballast possono comportare aerodispersione di polveri per risollevamento, legata a materiale, benché naturale, non in posto. Le polveri possono o meno contenere sostanze contaminanti e, tra queste, nel caso delle Pietre Verdi, possono esserci diverse quantità di fibre di amianto. Al fine di progettare adeguate misure per eliminare o ridurre l’aerodispersione, è necessario pianificare ed effettuare indagini di tipo qualitativo e quantitativo per determinare: •la presenza di rocce potenzialmente contenenti minerali di amianto (provenienza del ballast); •la presenza di minerali di amianto nelle rocce di provenienza; •la quantità di minerali di amianto anche in termini di frequenza dell’occorrenza di rinvenimento (analisi quantitativa amianto: determinazione dell’indice di rilascio, delle fibre liberabili e della concentrazione totale di amianto); •l’entità della potenziale aerodispersione in caso di operazioni di manutenzione e rifacimento del ballast; •l’eventuale necessità di asportazione totale del ballast.
Stabilire la provenienza delle rocce è il primo passo dell’indagine; risalendo alla fornitura e dunque al contesto geologico del sito di estrazione, si può effettuare una prima discriminazione tra rocce che sicuramente non contengono minerali di amianto e rocce potenzialmente contenenti Noa. In quest’ultimo caso, si dovrebbe procedere ad una valutazione in sito attraverso campionamenti e analisi di caratterizzazione geologica, petrografica e mineralogica del pietrisco. I riferimenti per l’esecuzione delle indagini sono riportati in bibliografia in cui sono citati anche i testi di legge da cui trarre indicazioni sui requisiti minimi dei laboratori pubblici e privati che intendono effettuare attività analitiche sull’amianto, sulla procedura di smaltimento ballast e sull’analisi di caratterizzazione del rifiuto. Si ricorda anche la Sentenza della Cassazione Penale (Sez. 3, 14 aprile 2011, n. 15177 - Sequestro probatorio di materiale contenente amianto: ballast) in cui si sottolinea che “…il datore di lavoro deve effettuare ogni indagine necessaria per individuare la presenza di materiali con potenziale contenuto di amianto e se vi è il minimo dubbio sulla presenza di amianto in un materiale o in una costruzione deve adottare le misure di sicurezza all’uopo indicate…”
Sulla base di quanto sopra, in seguito alle indagini ambientali e di caratterizzazione del materiale, possono scaturire tre situazioni: 1.ballast completamente privo di minerali di amianto; 2.ballast costituito da rocce con minerali di amianto ma con I.R. > 0,1 ai sensi del d.m. 14/5/96; 3.ballast contaminato da amianto.
Nel caso 1) non sarà necessario alcun intervento, mentre nel caso 3) dovrà essere pianificata e attuata la rimozione della massicciata con smaltimento del pietrisco come rifiuto pericoloso, secondo un Piano di lavoro approvato dalla Asl territorialmente competente prima dell’inizio dei lavori. Il caso 2) sarà preso in analisi di seguito, poiché si tratta di ballast per il quale, nonostante non sia necessaria la asportazione totale, è plausibile ritenere una potenziale aerodispersione di amianto per risollevamento di polveri durante la movimentazione; saranno quindi indicate nelle tabelle e nella sezione che segue le azioni specifiche di prevenzione del rischio di aerodispersione secondaria ad amianto per i lavoratori addetti alle operazioni rientranti nelle situazioni 2 e 3.
Tecno Vibrazioni Venanzetti progetta e costruisce macchine vibranti per il trattamento di materiale solido sfuso.
Con un’esperienza di oltre 70 anni, la nostra missione è quella di essere il PARTNER IDEALE del Cliente mettendo a disposizione il nostro know-how in modo da garantire sempre la massima affidabilità ed efficienza del processo nel pieno rispetto dei vincoli ambientali e di sicurezza.
Collaboriamo con i principali impiantisti-EPC in molti settori (acciaieria, fonderia, ecologia, fertilizzanti, gomma sintetica, plastica, chimica, alimentare, recupero batterie, ballast ferroviario…) , ed annoveriamo tra i nostri Clienti i maggiori utilizzatori di queste applicazioni sia in Italia che all’estero.
Nel 2012 Tecno Vibrazioni Venanzetti ha incorporato per fusione la società Vimec S.p.A. , anch’essa con esperienza più che trentennale, e ciò ha permesso che il know-how delle due aziende confluisse in un’unica realtà.
Essendo Vimec e Tecno Vibrazioni Venanzetti i maggiori e storici produttori in Italia, questa fusione ha consentito ai nostri Clienti di beneficiare della sinergia che si è creata nella progettazione, nella produzione e nell’ambito della Ricerca e Sviluppo delle macchine vibranti.
La TVV opera secondo standard elevati di qualità ed è un’azienda certificata ISO 9001-2015.
La certificazione ISO 14001 è in corso di sviluppo con perfezionamento previsto all’inizio del 2025.
La nostra sede è a circa 12 Km dal centro di Milano.
Progettiamo e produciamo le nostre macchine vibranti esclusivamente in Italia, su una superficie totale di oltre 7.000 m2 di cui 4.200 m2 dedicati alla produzione e logistica (1.200 m2 di magazzino a garanzia di un efficiente e rapido supporto post-vendita) e 1.400 m2 agli uffici.

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